Celebrazioni del Giorno della Memoria

Pubblicato il 26 gennaio 2024 • Comunicati

Venerdì 26 gennaio 2024 presso l'Aula Magna del Collegio Ghislieri il Presidente della Provincia di Pavia Giovanni Palli, ha partecipato alle celebrazioni del Giorno della Memoria ed alla consegna delle medaglie d’onore ai familiari dei deportati nei lager nazisti da parte del Prefetto.

Dopo aver rivolto saluto cordiale ai presenti a partire da Sua Eccellenza Il Prefetto, Dott.ssa De Carlini, al Sindaco, Fabrizio Fracassi, al Presidente del Consiglio Comunale, Nicola Niutta, agli studenti del Liceo Musicale “Adelaide Cairoli” di Pavia, a Edoardo Giusti Presidente della Consulta Provinciale degli studenti, all’oratore di questa giornata, Professore Ugo Volli, ed a tutte le alle autorità civili, militari e religiose che ha seguito questo momento di memoria, il Presidente Palli ha ringraziato Guido Magenes di ANED e l’ANPI Provinciale per l’azione operosa nel segno della memoria e della resistenza.

Di seguito l'intervento del Presidente Giovanni Palli:

Ogni anno, il Giorno della Memoria, istituito con legge il 20 Luglio del 2000, ci sollecita a “ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

Ricordare, testimoniare e meditare su ciò che è stato affinché mai più si possa ripetere.

È con questo stato d’animo che, in questi momenti, riportiamo alla luce i tanti interrogativi tutt’oggi irrisolti sia sui fatti del passato sia su fatti molto più recenti che sono comunque da annoverare nel campo dell’oppressione e delle persecuzioni provenienti da regimi totalitari.

Gli anni che sono passati da quegli eventi, infatti, non attenuano il senso di sconforto e di smarrimento per chi, come noi, si trova a ricordare e testimoniare la mostruosità del sistema di sterminio di massa – degli ebrei e di altri gruppi considerati indegni di vivere - pianificato e organizzato dal nazismo.

Ciò che ricordiamo oggi non è solo uno dei tanti fatti che ci consegna la Storia, non è solo uno degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale, ma, riprendendo le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “Auschwitz è la costruzione più disumana mai concepita dall’uomo. Uomini contro l’umanità”.

Non un avvenimento lontano, ne concetti che, ahinoi, sentiamo lontani dalle nostre case e dai nostri confini che, ancora oggi, vedono azione di sistematica distruzione dell’identità e della dignità dell’essere umano.

“Uomini contro l’umanità” uniti da veleni letali per la tenuta e la crescita della nostra società come il razzismo, il nazionalismo aggressivo e guerrafondaio, l’autoritarismo ed il culto assoluto del capo. Valori tossici che hanno contributo a generare una spaventosa involuzione che ha alimentato la storia buia del “secolo breve”.

È nostro dovere, ancor più sentito qua tra tanti giovani, evidenziare come la persecuzione razziale abbia trovato fondamento in un insidioso sistema di leggi e provvedimenti.

 Queste norme, frutto dell'opera di giuristi che hanno tradito i principi della giustizia, violavano la sacralità del diritto, nato per salvaguardare l'individuo dall'arbitrio del potere e dall'oppressione.

È proprio in questa ottica, aberrante ed angosciante, evidenziare come le leggi di Norimberga, concepite dal regime nazista, e l'adesione del fascismo italiano a questa ideologia, tramite l'implementazione delle leggi razziali del 1938, hanno creato un sistema di persecuzione razziale che ha portato allo sterminio basato soltanto sulla aberrante ipotesi di una gerarchia razziale dove, ad esempio, bambini, anziani, uomini e donne inabili al lavoro finivano direttamente dal treno alle camere a gas a causa di una campagna di eliminazione dei disabili.

Rivolgendo lo sguardo ai nostri anticorpi a tale tossine velenose che la storia buia della nostra Europa ci ha consegnato, possiamo solo ringraziare i Padri costituenti perché, dopo la Liberazione, ebbero la libertà di inserire all’articolo 3 della nostra Costituzione il principio di uguaglianza e dignità per tutti i cittadini, senza distinzioni razziali.

Questa formulazione, lontana da qualsiasi concessione a ideologie razziste, rappresenta un impegno solenne per assicurare che orrori simili non si ripetano mai più.

Non fu il caso funesto a generare questo sterminio o potenze oscure non meglio identificate, ma il tragico destino di milioni di donne e uomini che furono crudelmente spogliati di ogni loro possesso, della loro dignità e, infine, della vita stessa.

Una macchina della distruzione che, però, non avrebbe potuto operare senza un certo grado di consenso all'interno delle comunità che, purtroppo troppo spesso, era il frutto dell’indifferenza.

Le testimonianze dei carnefici, come Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, sono particolarmente agghiaccianti perché, nelle sue memorie, ricondusse la responsabilità della morte di milioni di innocenti nel suo zelo nell'eseguire gli ordini diretti di Hitler.

L’assoluta fiducia nel capo supremo e nelle sue leggi aveva annullato in Höss ogni capacità di discernimento tra bene e male, giustizia e ingiustizia.

Davanti a questi fatti che la storia ci consegna, siamo chiamati - con ancor più forza e vigore qui e così in tutto il mondo -  a combattere, senza se e senza ma, ogni ideologia che trovi le proprie radici nel razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza.

A combatterla ricercando, giorno dopo giorno, quale punto cardine della nostra azione e del nostro discernimento, il primo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Sono parole micidiali quelle della nostra Costituzione, forti al punto di fermare guerre ed ingiustizie e che hanno permesso di radicare saldamente la nostra Patria nei principi di uguaglianza, di libertà, di dignità umana, con il riconoscimento, pieno e inalienabile, dei diritti universali dell’uomo, di ciascuna persona.

Sono parole disarmanti perché ci danno la forza di di contrastare, senza se e senza ma, tutte le forme di oppressione che, ora come allora, sono in grado di sconvolgere milioni di persone e l’intero pianeta.

Proprio per perseguire questi valori, tanti anni fa, molti nostri concittadini della Provincia di Pavia hanno onorato combattendo con coraggio il dominio nazista e testimoniando con la propria vita ed il proprio sacrificio di ciò che è stato e che non dovrà più essere, è nel loro esempio e nella loro memoria che siamo chiamati a portare nel mondo le parole della ragione che non si arrende a quel sonno generatore di mostri che non vogliamo tornare a vedere.


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