16/04/2013 Martina Pasotti (Gruppo Francia)

All'inizio è estraniamento, estraniamento ed alienazione... tutto è diverso, a cominciare dal panorama che dalla finestra di un'anonima stanza ti da il buongiorno.

 

Sono diversi i colori, i suoni, i visi che incroci per strada...La normalità di una quotidianità ormai lontana 1000 chilometri appare come "altro" e quella strana sensazione di non essere più là, ma non ancora qua ti avvolge, come una coperta di Linus che non riesci a levare....poi arriva il tempo della solitudine, poterne godere è un vero privilegio e non un limite.

E così, i-pod all'orecchio, inizi a percorrere le vie di una città che giorno dopo giorno diventa un po' più amica... attraversare le strade nell'anonimato di un silenzio che non ti identifica come "altro", come estraneo; fondersi e confondersi tra la gente in un tacito accordo di appartenenza e così, tra la folla, inizi ad intravedere un sottile filo rosso, anzi... Bordeaux, che in qualche modo ti accomuna, anche se solo per una frazione di secondo, ad un viso che quasi sicuramente non incrocerai mai più.

Esperienze di questo tipo hanno il potere di sospendere il tempo; è una vita a scadenza, da sorseggiare sino all'ultima goccia... tanto per non discostarmi troppo dalla tradizione del Paese che ci ospita...e così anche il vino, quello più economico, comprato al supermercato ha il sapore di un lusso... ha il sapore dolce e un po' amaro della libertà.

Quante cose può insegnarti un bicchiere di vino.... in qualche modo sei costretto a scoprirlo... soprattutto se dalla tua finestra l'unica cosa che vedi è un vigneto. Un bicchiere di vino ti insegna a ponderare il giudizio, a guardare le sfumature, ti può persino insegnare che se nella scrittura la punteggiatura è una scelta arbitraria, la stessa nella vita diventa condizione... ma questo è l'azione supererogatoria del vino, una storiaccia comune a tutti i peggiori "bar di Caracas" sparsi per il mondo!

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