Rapporto annuale del mercato del lavoro: ecco i dati

Si incrementa di 6 punti percentuali il livello di disoccupazione in provincia di Pavia: 40.900 le persone disoccupate (55,3% di genere femminile) rispetto alle 38.449 dell’anno precedente. L’assessore Osculati: “La disoccupazione è cresciuta del 6 per cento ma le conseguenze occupazionali della crisi non sono ancora quantificabili".

 

Il dato emerge dal rapporto annuale del mercato del lavoro presentato oggi a Mortara dall’Assessore alle Politiche del Lavoro, Franco Osculati. “Il Rapporto 2011 – sono le sue parole - ci consegna una fotografia del lavoro a Pavia non drammaticamente diversa da quella del 2010; gli ordini di grandezza per lo più non sono mutati, anche se si manifestano effetti di accumulo o di stock”.

L’84% dei 40.900 lavoratori disoccupati sono definiti tali in senso stretto, avendo già avuto almeno un’esperienza lavorativa; il 16% sono qualificati inoccupati, trattandosi di persone che non hanno alle spalle alcuna esperienza lavorativa. Sul totale, il 22% circa è costituito da stranieri.

Il Rapporto 2011 non è molto diverso dal precedente neppure riguardo alla composizione del quadro costituito dai rapporti di lavoro, ovvero dalle tipologie di contratto. “Mi riferisco specificamente agli “avviamenti” che sono ammontati complessivamente a circa 59.000, a fronte dei 56.000 del 2010, con un incremento di circa il 5% - ha proseguito Osculati-. Ricordo che questo dato non comprende ovviamente il lavoro nero e neppure i rapporti di lavoro che si sono instaurati mediante partita IVA con monocliente, i quali spesso celano situazioni di effettivo lavoro subordinato”.

Dei 59.000 nuovi rapporti di lavoro registrati, 11.200 sono contratti a tempo indeterminato con un incremento del 3,5% rispetto al 2010. Si noti tuttavia che in termini assoluti questi contratti ancora nel 2011 sono ben al di sotto del livello raggiunto nel 2009. I contratti a tempo indeterminato rappresentano il 19% dell’intero. Osculati: “Secondo alcune rilevazioni la media nazionale è attorno al 14%. Non c’è però ragione per ritenere che anche l’area di Pavia sia immune da un fenomeno riguardante il tempo indeterminato, messo in luce da una recente indagine della Fondazione Brodolini.

Risulta, da tale indagine, che il 30% di coloro che sono titolari di un contratto a tempo indeterminato, nei cinque anni successivi dalla stipula incappano in un, potremmo dire, “declassamento”: dal contratto a tempo indeterminato a un contratto a termine o a una posizione da parasubordinato o in Cassa integrazione o in disoccupazione. La percentuale sale al 40% se il periodo di osservazione si prolunga a dieci anni. Il fenomeno è in atto dagli anni ’80 ed è in contrasto con la retorica della “rigidità del posto fisso”. Sempre secondo la ricerca della Fondazione Brodolini, il fenomeno non cambia al di sotto o al di sopra dei quindici addetti e si aggrava per i più giovani poco scolarizzati. Risulta che per questi, a due anni dall’entrata nel mercato del lavoro con contratto a tempo indeterminato, solo il 60% mantiene la forma contrattuale”.

Le cessazioni solo per lo 0,6% sono per pensionamento, mentre il 21% è per dimissioni (parte delle quali presumibilmente “in bianco”) e ben il 55% per fine rapporto a termine. Questo dato sul fine del “rapporto a termine” è in forte aumento rispetto al 2010 (era al 48%) e certamente segnala un deterioramento della situazione complessiva.

Sulla Cassa Integrazione Guadagni il Rapporto assume dati di origine INPS. In particolare, a fronte del vero boom della Cassa, registrato nell’anno fino ad oggi più nero della crisi che è stato il 2009,(rispetto al 2008 si passò da 2.700.000 ore a 13.260.000). Il 2011 segna un regresso di circa il 20% per ciascuno dei tre tipi di Cassa. Nel complesso, si passa da 10.900.000 ore a 8.700.000 ore.

“Può essere, questo del 2011, un dato veramente incoraggiante o consolante? Si tratta comunque di ore autorizzate. Sarebbe quindi preferibile basare ogni giudizio sulle ore effettivamente utilizzate. Il dato 2011 inferiore a quello del 2009 e del 2010 è pur sempre di circa 3,5 volte superiore a quello del 2008, il primo anno della crisi.   A livello italiano la diminuzione delle ore di Cassa autorizzate è stato particolarmente marcato nell’ultimo quadrimestre 2011.

Ciò non ha però impedito o rallentato la ripresa della Cassa nello scorso febbraio, che è passata dai 70 milioni del febbraio 2011 agli 82 milioni del febbraio 2012. Non abbiamo dati sistematici per ritenere che la nostra area sia esente da questa recente impennata della Cassa”, ha spiegato l’Assessore. “Sappiamo comunque che anche le richieste di ore di Cassa sono soggette ad un tetto, il quale, malauguratamente, può essere rappresentato non dalla ripresa dell’attività produttiva ai suoi livelli normali, bensì dall’esaurirsi delle condizioni soggettive per il collocamento in Cassa”.

In breve, dopo l’ordinaria e la straordinaria che entrambe hanno limiti temporali non c’è che la mobilità, anch’essa nella nostra area soggetta al limite temporale di tre anni massimi. Il dato sulla mobilità che compare nel Rapporto  è un dato formale curato dall’Amministrazione Provinciale. Il dato di flusso 2011 è 2.962, con un incremento del 7% rispetto al 2010. Questo 7% rispetto al 66% registrato nel 2009 (rispetto al 2008) può sembrare non catastrofico.

Il numero assoluto 2.962 del 2011 è però più che doppio di quello del primo anno della crisi. Alla fine dell’anno avevamo 4.892 lavoratori in mobilità, dei quali soltanto un terzo percettore del relativo trattamento di indennità (L. 223/91). La mobilità dei due tipi (indennizzata e non indennizzata) segna un aumento del 13% inoltre, nei primi due mesi 2012 si sono aggiunte altre 300 unità circa.

Dunque, se il contesto italiano non è roseo lo spaccato pavese non costituisce un’isola felice. Come si pone la Provincia di fronte a questa situazione? “Abbiamo soprattutto tre settori di attenzione e di intervento. Da un lato cerchiamo di seguire le crisi aziendali esercitando, con altre istituzioni e in particolare con la Prefettura, un tanto di pressione morale affinché rimanga e si consolidi una speranza di ripresa delle imprese coinvolte. In secondo e terzo luogo abbiamo specifici programmi per il reimpiego e per l’occupabilità di giovani e meno giovani”, ha concluso l’Assessore.  

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