Lo sblocco dei pagamenti. Assemblea con le parti sociali del 26 marzo 2013

In una nota di Eurostat dell’ottobre 2012 lo stock di debiti commerciali della Pubblica Amministrazione italiana è indicato, sebbene in via provvisoria, in 62,5 miliardi di Euro nel 2010 e in 67,3 miliardi di Euro nel 2011. Stime della Banca d’Italia relative al 2012 portano a definire una cifra attorno ai 77 miliardi di Euro. Si tratta di importi enormi in parte già contabilizzati nell’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione negli anni di riferimento. E’ debito sostanziale che non può essere considerato privo di costi per il settore pubblico dato che i fornitori in presenza di tempi lunghi o lunghissimi nei pagamenti si rivalgono in anticipo applicando prezzi più elevati.

 

Tali importi non sono conteggiati nello stock di debito al quale fanno riferimento i vincoli ufficiali di finanza pubblica formalizzati in sede europea. Non di meno non ci si può attendere che i mercati ignorino l’esistenza di tale mole di debito, effettivo ma non ufficiale, al momento della fissazione dei tassi e degli spread.

La stessa imponenza delle cifre coinvolte, unitamente alle persistenti difficili condizioni del credito lasciano intendere che i debiti commerciali sono un formidabile elemento di freno all’economia italiana. Per la parte riferibile agli Enti locali, essi riguardano per lo più opere pubbliche singolarmente di modesto impegno finanziario ma diffuse sull’intero territorio nazionale. Sono interventi anche di tipo manutentivo di grande importanza sia per la qualità dei servizi, sia per la quantità di occupazione connessa.

Per lo sblocco dei crediti negli ultimi anni sono state avviate iniziative con il coinvolgimento della Cassa Depositi e Presti e dell’ABI. Gli uffici della Camera dei Deputati calcolano però che la massa finanziaria messa a disposizione a tale scopo non ha superato i 14 miliardi. Inoltre, non sono evidenti quali e quanti siano stati i risultati di questi tentativi di soluzione.

Nel corso del 2012 il Governo ha emanato quattro decreti per favorire e organizzare la certificazione dei crediti. In un convegno organizzato da Assolombarda
l’11 febbraio scorso, il Ministro Corrado Passera ha dichiarato che, a quel momento, i provvedimenti assunti avevano fruttato lo sblocco di non più di 3 milioni di pagamenti arretrati.

Dunque, il problema permane mentre gravità ed estensione del medesimo vanno aumentando.

Il 18 marzo scorso i Commissari europei Rhenn e Tajani hanno pubblicato un documento sui debiti commerciali in Italia lasciando intendere che vada ricercata una soluzione “nei fattori rilevanti” che la normativa europea sui saldi di finanza pubblica prevede per i Paesi in difficoltà. Allo stesso tempo il documento dei due Commissari sottolinea che i piani di smobilizzo dei crediti devono essere accompagnati da salvaguardie sul rischio di “azzardo morale”. Per quanto riguarda gli Enti locali, vincoli, importanti, di questo tipo sono già operanti. Si ricorda in particolare che:

-     il Patto di stabilità interno, da tempo dotato di regole molto struggenti, da quest’anno è stato esteso anche ai Comuni tra i 1000 e i 5000 abitanti;

-     é stato drasticamente ridotto il limite al debito complessivo di ogni singolo Ente (la spesa per interessi non può superare il 6% della somma dei primi tre titoli delle entrate nel 2013 e il 4% nel 2014);

-     é in vigore la normativa che prevede l’impossibilità di stipulare nuovi contratti se non sia assicurato il pagamento entro 30 giorni.

Alla luce di tutte queste considerazioni e in presenza nel territorio di una situazione economica e sociale prossima al dramma, i rappresentanti delle parti sociali oggi riunite alla Provincia di Pavia, unitamente a quest’ultima, chiedono l’emanazione immediata di un decreto che consenta il sollecito pagamento dei crediti certi ed esigibili da parte degli operatori privati almeno nella misura della liquidità disponibile per ciascun Ente locale presso la Tesoreria unica.

 

 

 

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