Tagli alle province Bosone: «Anche Pavia può rischiare»

PAVIA Duemila e 965 chilometri quadrati. E’ l’estensione della provincia di Pavia. Che dunque mancherebbe di 35 chilometri quadrati il limite fissato dal governo Monti per non essere tra le province tagliate. E così sarebbe per tutte le province della Lombardia, escluse Brescia e Milano. Che però dovrebbe trasformarsi in area metropolitana.

«Questa è una versione, anche se un po’ fantascientifica del decreto – dice Daniele Bosone, senatore e presidente della Provincia di Pavia – l’altra versione parlava di Lodi e Lecco. Quindi prima di affrontare il tema degli accorpamenti dovremo capire cosa ne sarà di Pavia». Nella versione più drastica del decreto Pavia rientra tra le province sotto i 3mila chilometri quadrati di estensione, uno dei due criteri insieme alla popolazione (fissato il tetto di 350mila abitanti, che Pavia supera abbondantemente) che se non rispettati comportano il taglio. «Ma a quel punto resterebbero solo Brescia e l’area metropolitana di Milano – dice Bosone – dobbiamo capire quando uscirà il decreto specifico, che dovrà tenere conto del codice delle autonomie. Le funzioni previste sono troppo generiche. Si dice che le province si occuperanno di discariche e trasporti che sono di competenza regionale, allora possiamo anche abolirle». La settimana prossima ci sarà comunque un incontro per iniziare a parlare di possibili accorpamenti e di competenze. «Dovendo pensare a degli accorpamenti si potrebbe pensare a far confluire su Pavia comuni come Lacchiarella, Binasco o Motta Visconti, nel sud di Milano, che hanno una connotazione economica e geografica molto pavese. Ma dovremmo preoccuparci più di posti di lavoro che di questo. Così si creano solo incertezza». (ma.br.)

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